Dal settembre 2024 lâinnovation management ha uno standard certificabile: la ISO 56001:2024, Innovation management system â Requirements. Una pratica diffusa da ventâanni ha finalmente una grammatica condivisa, e questo aiuta a tenerla separata dalle due discipline con cui la si confonde ogni giorno: la ricerca e sviluppo (R&S) e i paradigmi Industria 4.0/5.0. Origini, documenti e perimetri sono diversi per tutte e tre.
Contesto
La famiglia ISO 56000 separa tre livelli che spesso vengono trattati come uno solo.
La ISO 56000:2020 fissa il vocabolario. La ISO 56002:2019 (Innovation management system â Guidance) descrive un sistema di gestione dellâinnovazione in forma non prescrittiva: lettura del contesto, ruolo della leadership, pianificazione, processi e obiettivi di innovazione, miglioramento. La ISO 56001:2024 traduce quella guida in requisiti verificabili e certificabili da una terza parte, con la stessa struttura di alto livello (Harmonized Structure) che la ISO 9001 usa per la qualitĂ e la ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni.
In pratica lâinnovation management non dice cosa si innova, ma come unâorganizzazione struttura il percorso che porta unâidea fino allâadozione: scouting tecnologico, valutazione dâimpatto, pianificazione, gestione del cambiamento. Ă un sistema di gestione, con la stessa logica ciclica degli altri sistemi ISO, non un progetto con un inizio e una fine.
La R&S come funzione distinta
La ricerca e sviluppo produce conoscenza tecnica nuova; lâinnovation management la cala in un contesto organizzativo. Sono due funzioni distinte, e la distinzione si può misurare.
Il riferimento operativo è il Manuale di Frascati dellâOCSE (edizione 2015), che definisce la R&S come unâattivitĂ che soddisfa cinque criteri cumulativi: deve essere nuova, creativa, incerta, sistematica e trasferibile/riproducibile. Ă la stessa definizione che le amministrazioni fiscali usano per qualificare la spesa in R&S ai fini degli incentivi: unâattivitĂ che non soddisfa tutti e cinque i criteri non è R&S in senso tecnico, comunque la si chiami in azienda.
Per misurare la maturitĂ di ciò che la R&S produce, in Europa lo strumento piĂš usato è la scala TRL (Technology Readiness Level), nella forma codificata dalla Commissione Europea nellâAnnex G del Work Programme di Horizon 2020 (Decisione C(2014)4995). Nove livelli: TRL 1 per i principi di base osservati, TRL 9 per il sistema provato in un ambiente operativo reale; TRL 5â6 come soglia di validazione e dimostrazione in un ambiente industriale rilevante. La scala offre un linguaggio comune per stabilire a che punto è una tecnologia prima di decidere se adottarla â la decisione tipica di chi fa innovation management, non di chi fa R&S.
Industria 4.0: un termine con una data
Il termine Industrie 4.0 compare per la prima volta il 1° aprile 2011, in un articolo firmato da Henning Kagermann (acatech), Wolfgang Wahlster (DFKI) e Wolf-Dieter Lukas (BMBF), uscito sui VDI Nachrichten alla vigilia della Hannover Messe, dove fu presentato al pubblico. Indica non una singola tecnologia ma lâintegrazione, dentro la produzione, di sistemi cyber-fisici, Internet of Things (IoT), cloud e analytics â la cosiddetta quarta rivoluzione industriale.
I componenti che ritornano nei documenti tedeschi successivi (in particolare le raccomandazioni acatech del 2013 e lâarchitettura di riferimento RAMI 4.0, DIN SPEC 91345:2016) sono:
- ConnettivitĂ : sensori e dispositivi IoT che producono dati di processo in tempo reale.
- Digital twin: modelli virtuali dei processi fisici per simulazione e ottimizzazione.
- Automazione: robotica avanzata, sistemi autonomi, edge computing.
- Decisioni guidate dai dati: analytics applicata ai dati di produzione.
Industria 4.0 descrive unâinfrastruttura tecnologica. Nella formulazione originale non pone criteri su chi opera quellâinfrastruttura nĂŠ sul suo impatto ambientale.
Industria 5.0: un documento, non una rivoluzione
Nellâuso istituzionale europeo il termine Industry 5.0 viene da un documento preciso: il rapporto Industry 5.0 â Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry, pubblicato dalla Direzione generale Ricerca e innovazione della Commissione Europea nel gennaio 2021 (autori Breque, De Nul, Petridis).
Il rapporto è esplicito su un punto: Industria 5.0 completa Industria 4.0, non la sostituisce. Aggiunge tre criteri che la formulazione del 2011 non aveva:
- CentralitĂ dellâuomo (human-centric): la tecnologia progettata attorno alle capacitĂ dellâoperatore. I cobot â robot collaborativi pensati per condividere lo spazio di lavoro con le persone â ne sono lâesempio tipico; lo standard di sicurezza di riferimento è la
ISO/TS 15066:2016. - SostenibilitĂ : economia circolare ed efficienza energetica come criteri di progettazione.
- Resilienza: la capacitĂ di assorbire shock esterni â crisi delle catene di fornitura, eventi energetici â senza perdere la capacitĂ operativa.
Il rapporto stesso mappa i progetti di ricerca europei pertinenti, e questo è coerente con la sua natura: un documento di indirizzo per la ricerca e lâinnovazione, non una specifica tecnica. A oggi non esiste una norma ISO Industry 5.0 analoga a RAMI 4.0.
Punto critico
I quattro riferimenti rispondono a domande diverse, e confonderli produce errori operativi ricorrenti.
Lâinnovation management (ISO 56001) dice come si struttura il processo. La R&S (Manuale di Frascati, TRL) dice cosa si esplora e a che maturitĂ . Industria 4.0 (RAMI 4.0) dice con quale infrastruttura si implementa. Industria 5.0 (rapporto EC 2021) dice con quali vincoli di progettazione â persone, sostenibilitĂ , resilienza.
Lâerrore tipico è chiamare âinnovazioneâ lâacquisto di un macchinario connesso: è adozione di infrastruttura Industria 4.0, non per forza R&S (mancano i criteri di Frascati) nĂŠ innovation management (manca il processo strutturato). Il secondo errore è trattare Industria 5.0 come una versione successiva che rende obsoleta la 4.0 â il documento del 2021 dice il contrario.
Limiti
Le quattro mappe coprono parti diverse del territorio, e nessuna lo copre tutto.
La ISO 56001 è recente: nel 2026 la base empirica sulle certificazioni e sui loro effetti misurati è ancora ristretta. La scala TRL misura la maturitĂ tecnica, ma non il valore di mercato nĂŠ lâadeguatezza al contesto â una tecnologia a TRL 9 può essere inadatta a una specifica organizzazione. Industria 5.0 resta, nei suoi documenti fondativi, un indirizzo di policy con metriche meno consolidate di quelle dellâinfrastruttura 4.0; gli indici compositi per misurarne lâadozione sono ancora materia di letteratura aperta. Chi pianifica lâadozione di una tecnologia lavora quindi con strumenti datati e tracciabili, ognuno con un perimetro esplicito. Ă la tracciabilitĂ , piĂš della completezza, a renderli usabili in un processo verificabile. Una composizione applicativa di queste quattro mappe in un unico metodo di lavoro â innovation management, R&S e i paradigmi 4.0/5.0 tenuti insieme â è descritta in un insight pubblicato da noze: https://www.noze.it/insights/innovation-management-r-and-d-industria-4-5/.
- https://www.iso.org/standard/79278.html
- https://www.iso.org/standard/68221.html
- https://research-and-innovation.ec.europa.eu/knowledge-publications-tools-and-data/publications/all-publications/industry-50-towards-sustainable-human-centric-and-resilient-european-industry_en
- https://www.cesaer.org/content/10-library/2021/technology-readiness-level/h2020-wp1415-annex-g-trl-en.pdf
- https://www.wolfgang-wahlster.de/wp-content/uploads/Ten_Years_of_Industrie_4_0.pdf
- https://www.oecd.org/en/publications/frascati-manual-2015_9789264239012-en.html
Immagine di copertina: Braccio robotico collaborativo Comau Racer-5, bianco e azzurro, toccato da una mano con guanto blu in un capannone industriale luminoso â foto di MarcoAlfa, CC BY-SA 4.0 â https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Comau_Racer-5_COBOT.jpg