Il 15 maggio 2026 — 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII — Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas, enciclica «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Al netto della cornice teologica, il documento nomina con precisione il problema strutturale che incontra chiunque lavori sulla governance dei sistemi AI: il potere tecnologico è oggi di fatto privato, e gli strumenti per governarlo restano in larga parte non richiesti.

Il documento

Magnifica Humanitas affronta l’intelligenza artificiale come questione insieme etica, sociale e politica. Già in apertura registra il fatto di contesto: «Negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo» (§4). La parte che interessa a chi progetta sistemi è quella sulla dottrina sociale, dove il testo passa dalla diagnosi ai meccanismi.

Un potere «prevalentemente privato»

«Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi» (§5). Da qui la formula che dà nome al problema: «Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune».

È una descrizione accurata dello stato attuale. La regolazione sostanziale dei sistemi AI è oggi scritta in larga parte da chi quei sistemi li costruisce: model card, red-team interni, impegni volontari, policy di rilascio decise dai laboratori. La politica ha fissato principi ad alto livello — EU AI Act, NIS2 — e ha delegato agli operatori la traduzione in controlli verificabili. L’enciclica chiede il contrario: «È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico» (§5).

Algoritmi e dati come beni da condividere

Il testo colloca le tecnologie tra i beni a destinazione universale: «Oggi, tra i beni che sono universalmente destinati a tutti, dobbiamo annoverare anche le nuove forme di proprietà: brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati» (§67). La loro concentrazione «nelle mani di pochi» produce «un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi».

Sussidiarietà applicata agli algoritmi

Il passaggio più operativo è §71. Il principio di sussidiarietà viene riletto per la trasformazione digitale: «Qui il livello superiore non è lo Stato, ma ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune». E il testo elenca i meccanismi richiesti: verifiche indipendenti, trasparenza sugli algoritmi, accesso equo ai dati, strumenti di ricorso.

Questi quattro meccanismi sono, quasi alla lettera, i criteri della governance verificabile. Verifica indipendente e trasparenza sugli algoritmi sono ciò che il pilastro Open di OISG (oisg.ai) misura come frazione di componenti auditabili da terze parti senza accesso proprietario. Gli strumenti di ricorso e l’evidenza immutabile sono il dominio Governed. L’EU AI Act fissa obblighi analoghi per i sistemi ad alto rischio (Articolo 6), ma lascia all’operatore l’onere della prova — lo stesso scarto che Admina (admina.org) prova a colmare con log forensi e black box verificabili.

Il limite dell’auto-regolazione

La conclusione del capitolo è netta: «non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi, ma è necessario costruire forme di cooperazione che rispettino i diversi livelli della comunità mondiale e li rendano corresponsabili del bene comune» (§72). È il limite strutturale dell’auto-regolazione corporate: chi misura sé stesso non produce evidenza indipendente.

Il problema si aggrava nella misura in cui lo sviluppo dei sistemi accelera. Se la verifica è il ruolo che resta agli umani man mano che l’AI costruisce sé stessa, deve poggiare su strumenti che oggi sono in gran parte ancora da costruire.

La parte tecnica di questa lista è in buona misura risolta: sappiamo realizzare verifiche indipendenti, trasparenza misurabile sugli algoritmi, registrazioni forensi immutabili. Quello che manca è il mandato: quasi nessuna di queste proprietà è oggi richiesta per legge su scala, e dove non è richiesta resta facoltativa. Un’enciclica che descrive il vuoto lasciato dalla politica è un documento inusuale da citare in un articolo tecnico; lo cito perché la lista dei meccanismi è corretta.


Immagine di copertina: Ritratto di Galileo Galilei — Justus Sustermans, 1636 (pubblico dominio), via Wikimedia Commons.