A metà ottobre 2026 è nato OccupySaaS, che si definisce un movimento di protesta scritto in codice. Lo promuovono sviluppatori licenziati che usano agenti di AI e documentazione pubblica per ricostruire in open source i servizi SaaS delle grandi piattaforme, a partire da Auth0 e Salesforce. Lo slogan è “They laid us off. We’re rebuilding their SaaS.”

Dalla piazza al repository

Nome e linguaggio vengono da Occupy Wall Street, il movimento nato il 17 settembre 2011 a Zuccotti Park, a New York: l’1% contro il 99%, nessun leader, decisioni prese in assemblee aperte. Il sito traduce quell’esperienza in una formula, le tende sostituite dai terminali. Le assemblee diventano le issue su GitHub e un canale Discord, dove chiunque può proporre il prossimo servizio da «occupare». La mappa pubblica dei bersagli segna come occupati l’identità e il CRM. Fra i proposti ci sono wiki, gestione dei ticket, feature flag, osservabilità e assistenza clienti.

Le rivendicazioni sono economiche. Il prezzo a utente viene descritto come una tassa sulla crescita, il lock-in come un insieme di API proprietarie, limiti all’esportazione e aumenti di prezzo. Poi ci sono i licenziamenti, che il sito stima in un milione di ingegneri, avvenuti mentre le piattaforme continuavano a crescere.

Una protesta che passa dal lavoro

Le forme classiche di protesta del lavoro, lo sciopero e il boicottaggio, sottraggono lavoro o acquisti. OccupySaaS aggiunge un’alternativa. Chi ha perso il posto usa le competenze che aveva messo al servizio del settore per costruire prodotti concorrenti, gratuiti e aperti. La leva che lo rende possibile è l’AI. Il sito lo dice in modo esplicito: le grandi aziende avevano migliaia di ingegneri, il movimento ha agenti che permettono a un gruppo piccolo di trasformare in fretta una specifica precisa in codice funzionante. I numeri lo confermano in piccolo. In meno di tre settimane ZeroAuthy, il sostituto di Auth0, ha superato i 700 commit, quasi tutti di un solo sviluppatore e una parte firmati da Claude.

Per restare nella legalità il movimento usa il metodo clean room. Le specifiche si scrivono solo da documentazione pubblica e standard aperti, chi le scrive resta separato da chi implementa e la compatibilità si prova con gli SDK pubblici dei fornitori. Ricostruire software compatibile da informazioni pubbliche ha precedenti noti, dal BIOS compatibile con quello IBM che Phoenix Technologies vendeva dal 1984 alla sentenza Google v. Oracle del 2021 sulle API Java. Entrambi i progetti, ZeroAuthy e SalesCompel, dichiarano di essere alle prime fasi.

Una genealogia nel software libero

Il software libero è nato come un progetto politico. Nel 1985 Richard Stallman scriveva il Manifesto GNU, che presentava la condivisione del software come una questione di libertà degli utenti. Nel 1998 l’Open Source Initiative ha riformulato le stesse pratiche in termini di qualità e di convenienza. Questo ha aperto la strada all’adozione nelle aziende. OccupySaaS riporta la cornice politica in primo piano e le dà un bersaglio preciso: singole aziende e i loro prodotti più diffusi, in nome dei lavoratori che il settore ha lasciato a casa.

Cosa ne penso

Lo guardo da chi lavora con l’open source dall’inizio degli anni Duemila. Il fenomeno mi interessa soprattutto sul piano sociale e politico. È una forma di protesta nuova perché l’AI la rende praticabile: un gruppo piccolo, a volte una persona sola, può costruire in poche settimane un’alternativa a un prodotto che ha richiesto anni e molte persone. Se il modello si diffonde, i licenziamenti di sviluppatori potrebbero produrre anche concorrenza.

Sul successo però è tutto da verificare. Il codice è la parte che l’AI rende più economica, mentre il successo di un sistema dipende anche (e in alcuni casi soprattutto) da quello che gli sta intorno: servizi, supporto, certificazioni, continuità, marchio, un ecosistema di partner e di persone formate. La storia dell’open source lo mostra. Le aziende che ci hanno costruito un’attività stabile, come Red Hat, vendono abbonamenti, supporto e garanzie attorno a software che chiunque può scaricare. LibreOffice legge e scrive i formati di Microsoft Office da anni, eppure nelle aziende Office resta lo standard. Compatibilità e prezzo zero da soli non spostano i clienti.

Per un server di identità vale ancora di più. Chi lo adotta gli affida la sicurezza di tutti i suoi sistemi e chiede a chi lo fornisce garanzie, audit e qualcuno che risponda in caso di incidente. Un movimento di protesta, per quanto efficace nel produrre codice, dovrà offrire anche questo o lasciare che lo facciano altri sopra il suo lavoro. La licenza Apache-2.0 lo consente e il sito lo dice chiaramente: chiunque può vendere servizi attorno ai progetti. Forse è questa la strada per cui una protesta diventa un ecosistema.


Immagine di copertina: il terzo giorno di Occupy Wall Street a Zuccotti Park, New York, settembre 2011. Foto di David Shankbone su Wikimedia Commons — CC BY 3.0 — https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Day_3_Occupy_Wall_Street_2011_Shankbone_19.JPG — licenza: https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/